In Italia la pressione fiscale sui carburanti continua a pesare in maniera soffocante su cittadini, lavoratori e attività produttive. Con i prezzi alla pompa che hanno ripetutamente varcato la soglia dei due euro al litro, oltre la metà dell’importo finale pagato dagli automobilisti è costituito da imposte, tra accise fisse e un’IVA al ventidue per cento applicata a cascata su di esse, collocando il nostro Paese ai vertici europei per tassazione energetica.
Al centro del confronto politico si trova ora la disparità tra benzina e gasolio. Le ipotesi di riallineamento fiscale prevedono infatti un incremento graduale delle accise sul diesel a fronte di un lieve ritocco al ribasso sulla benzina. Allo stesso tempo, le promesse di un taglio strutturale delle accise sono state archiviate dal governo a causa dei vincoli di bilancio, lasciando inalterato un carico che incide direttamente sulla catena logistica e sul costo della vita.
Questa situazione danneggia in modo particolare i pendolari, le famiglie e l’intero settore dell’autotrasporto, penalizzato rispetto ai concorrenti europei da costi operativi sensibilmente più alti. Mentre si discute di controlli sui distributori e monitoraggi dei prezzi medi, l’impianto fiscale resta immobile e continua a drenare risorse preziose dall’economia reale.
Il nostro punto di vista: questa vicenda si ricollega direttamente al nostro punto di programma ‘L’Italia torni padrona delle sue risorse’ e alla difesa di ‘Lavoro, Impresa, Moneta Sovrana’. L’energia e i carburanti sono beni primari indispensabili per il Paese: sottomettere le necessità di lavoratori e imprese a vincoli di bilancio e a una fiscalità punitiva strozza la nostra economia. Serve riprendere il controllo strategico delle risorse e garantire una vera sovranità economica per tutelare chi produce e si sposta ogni giorno per lavorare.
Fonte: finanza.com