Accise sui carburanti: tra promesse mancate e rincari, il conto lo pagano gli italiani

Il dossier carburanti dimostra chiaramente la distanza tra la propaganda e la gestione governativa. Durante gli anni all’opposizione, Giorgia Meloni denunciava con forza l’iniquità delle accise chiedendone la riduzione e promettendo nel programma del 2022 la sterilizzazione dell’extra-gettito fiscale su energia e carburanti. Una volta alla guida del Paese, la linea è mutata di fronte al vincolo dei circa 20 miliardi di euro annui necessari per una cancellazione totale delle imposte di fabbricazione.

Nei fatti, le decisioni dell’esecutivo si sono tradotte prima nella mancata proroga del taglio temporaneo di 30,5 centesimi al litro introdotto in precedenza, poi nell’adozione del Decreto Trasparenza con l’obbligo di esporre il prezzo medio e il ricorso alle accise mobili legate all’extra-gettito IVA. A ciò si affianca il percorso di riallineamento delle aliquote del diesel a quelle della benzina. Rimane intatto il meccanismo distorto della “tassa sulla tassa”, ossia l’applicazione dell’IVA al 22% calcolata direttamente sull’importo comprensivo delle accise, una zavorra che continua a gonfiare il prezzo finale alla pompa come segnalato dalle associazioni di tutela dei consumatori.

Il nostro punto di vista: questa situazione si collega direttamente al punto 7 del nostro programma, “L’Italia torni padrona delle sue risorse”. I prodotti energetici e i carburanti sono leve indispensabili per la vita quotidiana dei lavoratori e la sopravvivenza delle attività produttive. Non è accettabile che lo Stato continui a considerare i rifornimenti un bancomat fiscale né che si lascino i prezzi in balia delle oscillazioni e degli extraprofitti: l’energia e i settori strategici devono tornare sotto un saldo controllo pubblico per garantire tariffe eque e difendere l’economia reale del Paese.

Fonte: ilgiornalepopolare.it